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RECENSIONE “La maschera dell’assassino” di Lili Wright

Ciao a tutti,

oggi vi parlo di un thriller insolito: ‘La maschera dell’assassino’ di Lili Wright edito da DeA Planeta che ringrazio per la collaborazione e per avermi omaggiata della copia digitale.

la maschera dell'assassino

Valutazione: stella pienastella pienastella mezzastella vuotastella vuota

Sinossi

Messico, giorni nostri. Una maschera funeraria ricoperta di turchesi e schegge di conchiglia riemerge dalle sabbie di uno scavo illegale. Quando il contrabbandiere Christopher Maddox la raccoglie con mani tremanti, capisce subito di essere di fronte a un ritrovamento speciale, un oggetto molto più antico e prezioso di quelli in cui abitualmente traffica. Ciò che il predone non può sospettare è il vortice di avidità contrapposte, tradimenti e vendette che la maschera è in procinto di scatenare. Troppi infatti sono coloro che, per motivi diversi, sognano di accaparrarsi il reperto forse un tempo appartenuto al leggendario re Montezuma. C’è Anna, che dagli Stati Uniti è in missione per conto del padre insigne accademico; c’è Reyes, sanguinario drug lord dall’identità sfuggente, abituato a soddisfare ogni capriccio e a comprare tanto le cose quanto le persone; c’è Thomas, collezionista americano con moglie ricca e trascurata al seguito, che da anni progetta di montare un’esposizione di arte funeraria senza paragoni. E poi c’è il Tigre, il volto celato dietro un ghigno feroce, a caccia di una vittoria impossibile nel mezzo di un’atroce spirale di amore e di morte…

Recensione

‘La maschera dell’assassino’ è un thriller, come vi ho già anticipato, piuttosto insolito. Parte con il ritrovamento di una maschera mortuaria appartenente all’epoca azteca, creando all’inizio un’aurea di mistero intorno a questo prezioso oggetto, poi però quest’atmosfera va pian piano perdendosi.

Devo essere sincera: ho faticato abbastanza a portare avanti questa lettura proprio per la mancanza di suspence, che la si ritrova a tratti solo a romanzo inoltrato.

Io ho sempre un debole per le ambientazioni esotiche, in questo caso il Messico mi ha attirata da subito (e proprio per questo ho deciso di richiedere il romanzo alla casa editrice) e infatti per l’ambiente e i luoghi che fanno da sfondo a questa storia nulla da dire, li ho amati. Quello che maggiormente mi ha deluso invece è la poca azione presente in un ambiente tipicamente ricco di scontri come il Messico, soprattutto nella prima metà del romanzo. Tra narcos e contrabbando di oggetti preziosi mi aspettavo qualcosa di molto più avvincente ma in linea generale l’autrice si è dilungata in descrizioni di vicende a mio parere poco interessanti che hanno protratto troppo per le lunghe le azioni finali.

La parte in cui si parla delle maschere azteche e delle usanze funerarie di questo antico popolo l’ho trovata molto interessante, ma anche questa è venuta meno perché inserita in un contesto purtroppo troppo piatto per essere un thriller.

Lo stile della Wright non mi ha convinta fino in fondo, molto discontinuo e come già detto a tratti prolisso. Il risultato è un romanzo non particolarmente avvincente anche se interessante per quanto riguarda le nozioni sul popolo azteco.

Insomma, in definitiva devo dire che il romanzo mi ha parecchio deluso, ma parlando oggettivamente penso che a molti potrebbe piacere per questo suo stile insolito. A me non ha convinta ma se lo avete letto sarei curiosa di sapere la vostra!

A presto.

-Federica-

 

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