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‘Un caffè con l’autore’ – INTERVISTA a Vanessa Navicelli

Ciao a tutti,

oggi qui con noi abbiamo Vanessa Navicelli, autrice de ‘Il pane sotto la neve’, ‘Un sottomarino in paese’ e ‘Mina e il Guardalacrime’. Vanessa è ormai un’amica virtuale e per questo le ho chiesto se avesse piacere di fare quattro chiacchiere con me e rispondere a qualche domanda, e come sempre è stata gentilissima nell’accettare questa piccola intervista che spero piaccia anche a voi.

Vanessa navicelli

Ciao Vanessa e benvenuta nel mio piccolo blog!

Iniziamo subito e per rompere il ghiaccio inizierei dalla classica domanda di rito:

  • Cosa significa per te scrivere?

Creare mondi. Dare vita a personaggi che un attimo prima non esistevano e che, messi sulla carta, diventano reali per me e per chi poi li leggerà. Per chi gli vorrà bene. Generare dell’amore per universi che crei tu è fantastico. C’è un senso di onnipotenza in ogni forma d’arte, e la scrittura non fa eccezione. La sensazione è che, mentre il mondo e la vita vanno come vogliono, quando scrivi tu hai il controllo totale. Una bella sensazione. (Specie visto come va il mondo…)

  • Come hai iniziato a scrivere e a cosa ti ispiri solitamente?

Ho iniziato a scrivere perché sentivo di avere delle cose da dire, da condividere. E la scrittura era la forma che mi era sicuramente più congeniale. L’ispirazione viene da mille cose: da una parola sentita per strada, camminando, da una musica, da un’immagine… Le idee sono dappertutto.

La cosa che mi spiace di più in assoluto, infatti, è il sapere che non vivrò abbastanza per mettere per iscritto tutte le storie che ho in mente. E ne sono certissima (che non ci riuscirò), perché le storie sono infinite, mentre io avrò, come tutti, una durata decisamente più limitata.

  • So che sei un’autrice poliedrica, scrivi sia per bambini che per adulti ma quale dei due generi è più complicato da scrivere per te e perché?

Be’, scrivere per adulti significa scrivere testi che hanno una struttura più complessa. Lo studio dei personaggi, dell’ambientazione, dello schema generale… chiaramente in un romanzo è tutto più impegnativo che non in un libro illustrato per bambini.

In quanto alla scrittura in sé, invece, non c’è differenza, perché in entrambi i casi (per adulti e per bambini), c’è lo stesso impegno nella ricerca della parola, nel creare un linguaggio che offra spunti, e storie che abbiano diversi piani di lettura, in modo che tutti possano arricchirsi in qualche modo, leggendole.

  • Sei una scrittrice che scrive di getto o sei più metodica ed organizzata con scalette?

L’ispirazione viene di getto. Tanti appunti nascono improvvisi, nei momenti più impensati. Ma la scrittura vera e propria, per me, richiede anche un’organizzazione. Come dicevo, a parte le scalette (che per me sono indispensabili), prima di iniziare un romanzo ci dovrebbe essere uno studio dell’ambientazione, dei personaggi. Prima di scrivere di loro, dovresti conoscerli come fossero i tuoi migliori amici. Dovresti sapere cose che non ti serviranno per il libro, probabilmente non ce le metterai, ma è importante che tu le sappia perché in questo modo saprai sempre perfettamente come si comporterebbe il tuo personaggio in una tal situazione o cosa direbbe ecc. E così i personaggi diventano tridimensionali, reali anche per chi li legge. Questo me l’aveva insegnato un famoso editor, anni fa. C’era anche un altro ragazzo che gli leggeva il suo testo, e lui (l’editor) gli chiese, a proposito di un personaggio: “Che lavoro fanno i suoi genitori? E lui che lavori ha fatto prima di quello di cui mi parli?” “Non so. I suoi genitori non rientrano nella storia. E nel romanzo non racconto nemmeno dei lavori che ha fatto prima lui.” “Non importa che non siano nel romanzo. Tu, come autore, dovresti saperlo lo stesso.” Per me è stato illuminante.

Tornando al “di getto o non di getto”, un frase importante che si dice è: “Si scrive col cuore, si riscrive con la mente.” [Perché la prima stesura di un romanzo – o di altro – è solo l’inizio di un lungo lavoro di riscrittura e revisione.]

  • Che atmosfera preferisci avere durante i tuoi momenti di scrittura?

Silenzio assoluto. Motivo per cui ho sempre prediletto la notte per scrivere.

Devo riuscire a dimenticarmi che esiste il mondo reale e immergermi in quello che sto inventando io. E se ci sono schiamazzi, rumori vari, mi riportano alla realtà (e non va bene).

  • Parliamo ora un momento della Saga della serenella, una saga familiare all’insegna dei sapori antichi dei sentimenti veri e dominata dall’importanza delle piccole cose: com’è nata l’idea?

Amo molto quel periodo storico, la prima metà del Novecento. Da sempre. Sono un’appassionata del cinema neorealista italiano e quelle sono state le prime storie che hanno colpito il mio immaginario, già da bambina. Le nostre radici sono là, in quell’Italia povera e per lo più ancora rurale. Non è stato un periodo facile, tutt’altro: due guerre mondiali quasi consecutive, la lotta al nazifascismo, la povertà… Ma c’era qualcosa che poi s’è perso: il senso della comunità.

Laddove oggi c’è un ego individuale spropositato, allora c’era la comunità, lo stare e il fare “assieme”. Economicamente c’era poco, e proprio per questo quel poco aveva un grande valore. Oggi, invece, c’è tanto e non conta niente. Siamo sommersi dal superfluo, in ogni ambito.

Ecco, io credo che ricordare (sul serio) da dove veniamo ci aiuterebbe a rimetterci un pochino in riga. A ritrovare una giusta prospettiva.

  • Ho letto ed amato ‘Il pane sotto la neve’, primo volume della saga sopracitata, quindi mi viene spontaneo chiederti: a quando il seguito?

Per fortuna, “Il pane sotto la neve” sta ricevendo tanto-tanto affetto. E questo mi ha portata a doverlo seguire e accompagnare in giro molto più di quel che prevedevo. Questo ha fatto slittare di un poco l’uscita del secondo volume. Incrociando le dita, spero di riuscire a pubblicarlo nei primi mesi del 2019.

  • Sempre parlando de ‘Il pane sotto la neve’ qual è il personaggio per te più importante o meglio, il tuo preferito e perché?

Come risponderebbe qualsiasi autore, difficilissimo dirlo. Ho creato una famiglia che adoro, persone (non personaggi, persone!) che non so cosa darei per avere con me anche nella vita reale.

Voglio bene a Tino, il patriarca, perché ha tanto di mio padre e perché è risoluto, di poche parole ma sempre piene di significato, perché ha una vita dura ma non smette mai di lottare, e per il rapporto tenerissimo che ha con i due nipotini maschi (con cui forma un trio di Alpini surreali).

Ma voglio bene anche a Cesira, per la sua mitezza che non è mai però mollezza, e alle figlie, Emma (testarda, coraggiosa, gioiosa e “schietta come il freddo del mattino”) e Rosa (dolcissima, giudiziosa, timida e quasi inconsapevole di tutte le sue qualità). E ai nipoti, maschi e femmine. E a don Franco, il parroco che chiunque vorrebbe avere!

Insomma: sceglierne uno solo è proprio impossibile.

  • Di tuo ho letto anche ‘Un sottomarino in paese’ un libro per bambini delizioso: quant’è importante secondo te approcciare i bambini alla lettura?

Importantissimo. Quello che insegni ai bambini e come glielo insegni gli resterà per tutta la vita.

Bettelheim diceva (pressapoco!): “Datemi i primi 7 anni di un bambino e vi dirò che adulto sarà”. Sono d’accordissimo. Le basi emotive, piscologiche si creano presto nei bambini. Quindi anche mettere i semi di certe abitudini (come la lettura) e di certi valori (come il rispetto, l’amicizia, la cooperazione, la pace – temi che tratto appunto in “Un sottomarino in paese”) va fatto il prima possibile.

  • Un bambino che legge i tuoi libri cosa speri possa imparare da essi?

Spero possa divertirsi. Emozionarsi. Imparare qualche parola nuova. Aver voglia di condividere le storie con genitori o nonni, chiedergli cose. Poi, per andare più nello specifico, dipende dal libro.

Con “Un sottomarino in paese” spero possa iniziare a capire (o quantomeno a riflettere su) il valore della pace, che troppo spesso si dà per scontata.

Con “Mina e il Guardalacrime”, invece, spero possa imparare che non ci si deve mai vergognare delle proprie emozioni, che è importante non fermarsi alle apparenze, e che i dolori, le preoccupazioni vanno condivisi con quelli che amiamo, così da poterli affrontare assieme e ridimensionarli.

  • Essendo i tuoi libri auto pubblicati, com’è stata la tua esperienza con il self publishing? Che consigli daresti a chi vuole intraprendere questa via?

Il consiglio principale è di studiare bene il self-publishing e tutto quello che gli ruota attorno, prima di buttarcisi. E anche di essere sicuro/a di avere un buon testo da proporre.

Poi cercare figure professionali serie con cui collaborare, perché chiunque voglia diventare un autore indipendente serio dovrebbe pensare che è come creare una piccola casa editrice virtuale: si sta mettendo in proprio, in pratica. Con tutto quello che di bello e di brutto questo può comportare.

Non bisogna avere fretta. Perché ci metti il tuo nome, la tua credibilità. Diventi editore di te stesso, quindi, quando il libro esce, sei tu che ne rispondi a 360 gradi.

  • Ora per chiudere ultime due domande frivole: quanto conta per te la copertina in un libro?

Come lettrice, non molto sinceramente. Per comprare un libro io cerco sempre di sapere prima (e bene) di cosa tratta, che genere è, chi l’ha scritto, ecc. Mi interessa che il contenuto sia quello che fa per me.

Come autrice, invece, conta moltissimo. Perché per molte persone che magari scorrono veloci le immagini su un tablet e cercano un libro, il colpo d’occhio è importante.

  • Se dovessi scegliere un solo libro da salvare tra quelli che hai in libreria quale sceglieresti e perché?

Sono molto noiosa in questa risposta (per chi mi conosce) perché il primo libro che ho amato sul serio da ragazzina e che mi ha fatto pensare a che cosa immensa e potentissima fosse la scrittura è stato “Cime tempestose”, quindi… salverei quello. [Ma solo per questo motivo. Perché di libri immensi ce ne sono tanti, per fortuna!]

E con questa Vanessa abbiamo finito, un grazie immenso per esserti prestata a rispondere alle mie domande. Attendo con ansia il seguito della Saga della serenella e nel frattempo recupererò la lettura di ‘Mina e il Guardalacrime’ che ancora mi manca.

Un abbraccio,

-Federica-

 

Recensione di ‘Un sottomarino in paese’ qui

Recensione de ‘Il pane sotto la neve’ qui

 

Chi è Vanessa Navicelli (dal suo sito internet)

Sono nata a Vicobarone, un piccolo paese sulle colline piacentine, ma da anni vivo a Pavia.

Sono cresciuta coi film neorealisti italiani, con le commedie e i musical americani, coi cartoni animati giapponesi, coi romanzi dell’Ottocento inglese e coi libri di Giovannino Guareschi. (Be’, sì… anche coi miei genitori.)

Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la libertà. Mia madre un modo buffo e tenero di vedere le cose. Tutte e due mi hanno spinta a inseguire sempre (con tenacia) i miei sogni. (Hanno anche un sacco di difetti, eh! Ma queste cose… eh, queste sono impagabili.)

Amo la neve (specie mentre scende), l’opera lirica (Verdi come nessun altro), il buio e il silenzio del teatro (quando sta per aprirsi il sipario), e il mare a settembre.

Quando devo riflettere faccio bolle di sapone; di notte.

Mi ricarico col sole primaverile e con la neve. Le altre condizioni atmosferiche hanno su di me un effetto devastante (sonnolenza, irritabilità, istinti assassini…).

9 pensieri riguardo “‘Un caffè con l’autore’ – INTERVISTA a Vanessa Navicelli”

    1. Anche io ho trovato i consigli di Vanessa molto utili. E per quanto riguarda la scrittura notturna ho sentito parecchi autori che preferiscono questo momento per la pace e la tranquillità. Anche per questo io non potrei mai fare la scrittrice 😀

      Piace a 1 persona

  1. Mi è piaciuta moltissimo l ‘ intervista con Vanessa ho.letto il libro “Il pane sotto la neve” e mi sono da subito innamorata dei personaggi uno speciale come gli altri mi piace moltissimo Vanessa come scrive e continuerò vlcon molto piacere a leggere i suoi libri

    Piace a 1 persona

  2. È stato un piacere rispondere alle tue domande, Federica. 🙂 Grazie per l’ospitalità nel tuo blog e per l’attenzione con cui hai letto i miei libri.
    Collaborare con persone simpatiche, gentili e di cui si ha stima è sempre un privilegio. 🙂
    Alla prossima!
    Vanessa

    Piace a 1 persona

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